Benvenuti. Ci troviamo all'interno del Padiglione Grenada, curato dal critico d'arte Daniele Radini Tedeschi, in occasione della 61ª Biennale d'Arte di Venezia. Qui con noi c'è il Maestro pittore Angelo Asaro, al quale diamo il benvenuto, per la presentazione della sua opera Glimmers of Light (Spiragli di Luce).
È un onore essere qui per presentare uno degli sviluppi più recenti della produzione pittorica del Maestro. Proprio per la novità e il valore inedito di questo lavoro, mi fa piacere introdurre brevemente la biografia dell'artista e delineare alcuni capisaldi della sua ricerca, così da comprendere come si arrivi a questa sua più recente forma di figurazione.
Il Maestro Angelo Asaro nasce in Sicilia e cresce in Sicilia, per poi trasferirsi all'estero e avviare una vera e propria pratica pittorica fuori dai confini italiani, in particolare a Londra. Prima di dedicarsi all'arte figurativa e, più recentemente, alla ricerca astratta, compie importanti studi di ingegneria.
Questi tre aspetti costituiscono alcuni elementi fondamentali della sua ricerca e della sua pratica artistica. Da un lato, infatti, l'artista si muove attorno ai temi dell'identità, della memoria e del ricordo, per poi esplorare, non solo il livello intimo, il rapporto del singolo con le radici e le origini, ma anche una dimensione più cosmopolita, rappresentata dalla nuova città, come nel caso di Londra.
A questi elementi si aggiungono tematiche relazionali di tipo contemporaneo: il rapporto dell'individuo con la società, ma anche con un'identità globale, con il rispecchiamento e con la ricerca di un'individuazione che si costruisce nel tempo, attraverso il contatto e il rapporto con gli altri.
Gli studi di ingegneria, invece, gli forniscono un metodo di lavoro, un approccio che, contrariamente a quanto spesso si sente dire, non è prettamente istintivo o gestuale, o quantomeno non soltanto, perché nella sua pittura è presente una rigorosità metodologica nella composizione dell'immagine: nella scelta della struttura compositiva, dei simboli, del valore simbolico dei colori e dei soggetti rappresentati.
Il Maestro nasce infatti come artista figurativo, in particolare come surrealista. Egli stesso, tuttavia, si guarda bene dall'identificarsi con il surrealismo canonico, per esempio quello di Dalí. Piuttosto definisce la sua pratica pittorica un “surrealismo noetico”.
Che cosa significa? Il surreale è la presentazione di uno scenario nel quale elementi verosimili, di puro realismo, vengono combinati all'interno di una dimensione in cui accade qualcosa di impossibile e irrealistico, appunto di surreale. Che questo surreale sia rappresentato attraverso un'esplosione atomica, come nel caso di Dalí, oppure attraverso un realismo magico, come per molti artisti sudamericani, o ancora attraverso un misticismo religioso, poco importa.
Che cosa fa invece il Maestro? Il suo surreale nasce dalla coscienza e dal pensiero, quindi dalla capacità di ordinare in maniera metodica gli elementi simbolici che, all'interno della realtà, la trascendono e al tempo stesso la raccontano.
Per questo non si ispira al sogno, alla scrittura automatica o all'automatismo dell'inconscio. È sempre un processo, non voglio dire completamente controllato, ma sicuramente sorvegliato dal pensiero.
A un certo punto, però, questa struttura, questa ricerca così metodica, lascia ampio spazio al colore, verso una sorta di liberazione. Nelle fasi più recenti il Maestro comincia a prendere spunto da elementi naturali, come per esempio le ali di una farfalla, concentrandosi sulle qualità cromatiche: sulle sensazioni del colore, sulle sue vibrazioni.
Si arriva così a uno degli ultimi lavori, una vera e propria sperimentazione, nella quale la struttura, pur rimanendo presente, lascia progressivamente più spazio al colore. Dal figurativo, quindi, il Maestro si apre verso una pittura che possiamo definire astratta, proprio in occasione della presentazione di quest'opera all'interno del Padiglione Grenada.
Concentriamoci ora su questa tela. Ci troviamo davanti non tanto a una struttura definita, quanto a fasci di colore che sono, allo stesso tempo, fasci di luce.
Il titolo Spiragli di Luce ci aiuta a identificare una dimensione luminosa fortemente spirituale, perché l'astrattismo, già a partire da Kandinsky, ricerca le corrispondenze tra elementi eterei e non materiali. Nel caso di Kandinsky si trattava della musica: ogni colore veniva associato a un simbolo e a una nota musicale.
In questo caso, invece, i colori hanno, a mio avviso, il compito di restituirci delle impressioni, quasi alla maniera delle impressioni luminose di Monet: non una luce reale, ma una luce profondamente interiore.
Abbiamo quindi una forte verticalità: colori che passano dal nero al blu, al celeste, al verde, e poi questi fasci di luce, questi spicchi luminosi che emergono come provenienti da dimensioni remote, lontane. A mio avviso, però, non parlano soltanto della luce spirituale presente in ognuno di noi, ma soprattutto di quel rapporto tra individuo e realtà espansa che ritorna costantemente nella produzione del Maestro. In questo caso, però, si tratta di una dimensione spirituale condivisa, che ciascuno di noi attraversa e sperimenta attraverso determinati spiragli.
Voglio concludere il mio intervento sottolineando anche il doppio titolo che il Maestro ha dato al lavoro. Spiragli di Luce, nella versione italiana, restituisce molto bene il senso poetico che il Maestro vuole esprimere nella rappresentazione di un mondo impossibile: una luce interiore e universale.
La versione inglese, Glimmers, invece, non indica propriamente uno spiraglio, quanto piuttosto un barlume di luce. Per questo la tela si mette in dialogo con il concetto di luce nella storia della pittura e del pensiero.
La luce è stata studiata anche dal punto di vista scientifico da Newton, la cui concezione ha profondamente influenzato il pensiero moderno, soprattutto a partire dall'età del Positivismo. Ma anche Goethe, scrittore e pensatore romantico tedesco, si è concentrato sulla teoria del colore, in un approccio che mi sembra molto più vicino alla sensibilità del Maestro.
Goethe, infatti, interpreta il colore attraverso le sue vibrazioni, considerando il colore pittorico non soltanto in senso scientifico, ma soprattutto in una dimensione umanistica, artistica, emozionale e spirituale. Ed è proprio questo, a mio avviso, il valore più pregnante del lavoro del Maestro.

BIENNALE DI VENEZIA 2026
GRENADA PAVILION
Presentazione critica a cura della
Dr. Valentina Minniti